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Storia e scopo

Come sovente accade ai giorni nostri, anche allora, per far fronte ad una impellente necessità del momento, il legislatore dell’epoca provvide con una legge a disciplinare giuridicamente gli studi professionali di assistenza e di consulenza. Nacque così la legge 1815/1939.

Gli atti parlamentari, veramente scarni, come era logico attendersi data l’epoca ed il momento politico, non ne fanno cenno, ma la necessità che portò a questa legge non può essere stata che quella di frenare gli abusi connessi al sistema sociale che si andava consolidando.

L’Esecutivo dell’epoca, infatti, aveva da poco iniziato ad operare con leggi sociali che, per raggiungere lo scopo prefisso, comportavano adempimenti complessi, farraginosi e delicati. Si veda, ad esempio e conferma, la normativa sull’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro nell’industria (legge del 1935 e regolamento del 1937); la legge del 1936 sul perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale, insieme con la legge del 1939 che modificava le disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l’invalidità e la vecchiaia; la legge del 1934 per il riposo settimanale e domenicale e per la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli.

Vi era una tal messe di cose da fare e da non fare, a rischio di sanzioni severe, da trovare impreparato ed inadeguato il sistema delle libere professioni dell’epoca. Il terreno era pertanto fertile per dar vita, in ogni luogo d’Italia, a servizi resi da cittadini in possesso di qualche rudimentale cognizione di settore. Si trattava, in genere, di prestazioni fornite da impiegati pubblici e da sindacalisti, privi di controllo e quindi soggette ad “errori” non sempre casuali.

Tutto ciò ha verosimilmente costituito la spinta alla promulgazione della legge 1815/1939, che rappresenta il primo nucleo giuridico e l’atto di nascita della futura Categoria dei Consulenti del Lavoro, attraverso le “famigerate” autorizzazioni, sulle quali sarà necessario tornare più volte.

Gli abusi, cui si è accennato, devono essere stati talmente rilevanti da indurre il legislatore, sia pure con l’onere attenuato della segnalazione previsto dall’articolo 5, ad obbligare a rendere noti alla Pubblica Amministrazione gli avvocati e procuratori, i dottori commercialisti ed i ragionieri, iscritti ai rispettivi Albi, che intendevano occuparsi del settore previdenziale.

Pur tuttavia, gli articoli 4 e 5 della legge in argomento non ebbero concreti sviluppi sino alla fine degli anni quaranta quando, al termine del secondo grande conflitto mondiale, gli italiani dovettero rimboccarsi le maniche per ricostruire tutto, proprio tutto: le case, le fabbriche, le coscienze, il sistema previdenziale, i relativi organi di controllo e così via.

La dura esperienza fu vissuta anche da chi scrive. Fui infatti congedato nel 1945, dopo cinque anni di servizio militare trascorso in gran parte oltremare in zone di operazione bellica. La fabbrica presso la quale lavoravo come impiegato era stata rasa al suolo dai bombardamenti ed al ritorno mi trovai pertanto disoccupato.

A Milano, dove era nato nel 1904, Aldo Balzi si trovava in condizioni non molto diverse. Sindacalista delle appena disciolte corporazioni, sostenne e superò agevolmente l’esame di autorizzazione e si lanciò con successo nella nuova attività.

Erano gli albori degli anni cinquanta quando, dal Ministero, filtrarono le prime allarmanti notizie circa l’abolizione dell’articolo 4, fatto che avrebbe in sostanza comportato l’eliminazione dei tenutari autorizzati, così come allora venivano indicati i Consulenti del Lavoro.

Balzi che dall’attività traeva allora, come tanti altri, sempre più soddisfacenti profitti, pensò di correre ai ripari dando vita ad una rappresentanza sindacale. La creò in occasione di una assemblea di settantadue persone, svoltasi presso la Camera di Commercio di Milano il 24 Gennaio 1953.

La regolarizzazione definitiva, con l’atto di costituzione, statuto e nomina della prima dirigenza, avvenne pochi mesi dopo, il 28 Luglio 1953, in via Pietro Verri n. 4, a Milano, presso lo studio del notaio Attilio Raimondi.
Qui si precisa la denominazione dell’organismo:

“Associazione dei Consulenti in materia di Lavoro e Previdenza Sociale”,

con sede a Milano.

La prima compagine dirigenziale era formata dalle persone di seguito elencate:
AIdo Balzi – Presidente
Dott. Giorgio Razzo – Vice Presidente
Rag. Ottorino Scaramuzza – Segretario
Sergio Schioppetto – Tesoriere
Rag. Alessandro Guarnotta, rag. Michelangelo Manin, dott. Felice Simonetti, rag. Achille Solaro, dott. Nicola Vespa – Consiglieri effettivi
Vi erano anche tre Consiglieri supplenti nelle persone di Giuseppina SantagostinoAttilio Moalli e Secondo Volonté.
Il Collegio dei Revisori era formato da Elisa Merli, Presidente; Giuseppe Pozzi ed ancora Giuseppina Santagostino, effettivi e senza supplenti.
Il Collegio dei Probiviri elencava Giacomo Poggi Longostrevi, Presidente; Luigi BianchiPietro CarboneItalo Malerba e Oscar Malingher, Probiviri effettivi.

Alcune curiosità. Nel Consiglio Direttivo i commercialisti erano in maggioranza (cinque). Il più giovane dirigente, Poggi Longostrevi, il gentiluomo amico di sempre, aveva all’epoca appena 25 anni.
Il lavoro della prima dirigenza o, per maggior precisione e come di solito avviene, del presidente Balzi, uscì timidamente da Milano nella direzione di altre provincie. Le più attive erano allora Torino, Napoli, Firenze e Livorno, dove Balzi ritrovò i fermenti associativi che lui già aveva concretizzato nella sua città.
Perché sia ricordato, va detto che a Napoli c’era un folto gruppo, raccolto intorno ad Alemagna, padre di Enrico, ed all’allora giovanissimo Gustavo Di Mauro, dei quali ancora si parlerà. A Torino il gruppo sindacale faceva capo a Calliari, Cardellicchio e Varcesi. A Livorno, infine, i primi passi associativi furono mossi da Cesare Orsini, attraverso la stesura di uno statuto approntato in collaborazione con il Capo dell’Ispettorato del Lavoro Narni Mancinelli. Già, proprio così, a documentare che non tutti i funzionari ispettivi furono contro il consolidamento e l’affermazione della categoria.
Le tre iniziative di Napoli, Torino e Livorno rientrarono nell’alveo milanese e iniziò così, con maggiore decisione, l’estensione nazionale del sindacato.

Tratto da: Cesare Orsini – ottobre 2000 – Come diventammo Consulenti del Lavoro – Mestre (VE) – Editore. CSC Srl 2000

Il 21 settembre 1958 in occasione della seconda giornata del Consiglio Nazionale su proposta del Presidente Franco Varesi viene approvata all’unanimità la modifica della dizione associativa da “A.N.C.D.S. – Associazione dei Consulenti in materia di Lavoro e Previdenza Sociale” a:

“A.N.C.L. – Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro”